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Crisi d’identità di genere per il sostantivo inglese?

Per chi è madrelingua inglese, come me, ed ha imparato l’italiano da adulto la mancanza del genere neutro ha sicuramente costituito una grande difficoltà da affrontare. Ricordare se un sostantivo è di genere maschile o femminile non è scontato come può sembrare. Certo, finché un sostantivo finisce in “-a” o in “-o” è abbastanza semplice applicare la regola ma come si gestiscono le eccezioni? Se dito è maschile al singolare, perché il suo plurale non diventa diti, ma dita? “Perché sono, appunto, eccezioni” mi dice una vocina in testa. Bene, allora mi creo una regola per le eccezioni: quando il singolare di un sostantivo è maschile, il suo plurale sarà femminile singolare: uovo-uova, ginocchio-ginocchia. Tutto chiaro. Poi, però, arriva l’eccezione delle eccezioni e ci troviamo con una parola singolare maschile che al plurale prende il femminile: orecchio-orecchie.

Poi ci sono le parole che finiscono in “-e” come mare e sale. Di che genere sono? Il più delle volte ci devo pensare bene perché so anche lo spagnolo e in spagnolo queste parole sono femminili-  la mar e la sal. E poi, una volta sistemato il sostantivo che dobbiamo fare con gli aggettivi e gli articoli? Seguiranno lo stesso schema o bisogna cambiare tutto? Se sei italiano e stai leggendo questo ti potranno sembrare domande sciocche, al limite del ridicolo oppure semplicemente domande che non ti sei mai posto ma per un’americana, mamma mia, che confusione e quanto impegno per formulare una frase come “le ginocchia sbucciate” o “le dita gonfie.”

E’ tanto più facile in inglese.

The.

Non sto parlando della bevanda calda. Sto parlando dell’articolo inglese the (il/la/lo/i/le/gli).  Si usa sia al singolare che al plurale. Non è né maschile né femminile. Non cambia mai ed è sempre neutro perché in inglese i sostantivi sono sempre neutri.  Non si fanno distinzioni tra il dottore e la dottoressa, il maestro o la maestra. Si dice semplicemente the doctor o the teacher a prescindere del genere o del numero (the doctors, the teachers). Perché complicarsi la vita con maschile e femminile, articoli che cambiano genere e numero? Per questo mi fa sempre sorridere quando penso ad Antonio, un bambino che ho conosciuto tanti anni fa quando aveva tre o quattro anni.

Antonio era nato e cresciuto in Italia da padre italiano e madre australiana. Era già bilingue perché suo padre parlava con lui esclusivamente in italiano mentre la madre gli parlava esclusivamente in inglese. Era iscritto ad un corso English is Fun! perché i suoi genitori volevano che sentisse l’inglese anche al di fuori del contesto familiare. Il primo giorno, quando gli abbiamo presentato il suo insegnante, Raymond, la sua mamma gli ha detto: “Raymond is going to be your teacher.” (Raymond sarà il tuo maestro.) Bisogna sapere che gli australiani pronunciano teacher mangiandosi completamente la “r” finale e trasformando il suono finale in “a”.  Teacher, quindi, suonava “ticcia”. Antonio guardò perplesso Raymond, con la sua folta barba, e molto confuso si è girato verso il padre ed in italiano gli ha detto: “Ma non è un ticcia, è un ticcio!”

La cosa sorprendente è che con questa frase simpatica Antonio ha dimostrato di essersi già creato una regola grammaticale italiana: se finisce in A, allora la parola è femminile. L’aveva però applicata alla lingua sbagliata. E’ un errore molto comune nei bambini bilingue proprio perché stanno ancora creando e sistemando gli schemi mentali grammaticali in entrambe le lingue e non è indice di confusione perché si sistema molto presto. Un po’ come si sistemano gli errori grammaticali che fanno i bambini nella propria lingua madre.

Quanti bambini avete sentito dire “ho piangiuto” invece di “ho pianto”? Scommetto tanti. Hanno applicato la regola del participio passato, coniugandolo per i verbi che finiscono in –ere eppure non sanno nemmeno cos’è un verbo né che cos’è un participio passato. Il bambino piccolo non è in grado di capire una regola grammaticale se gli viene spiegata però è già in grado di applicarla già da piccolissimo. Per questo motivo dopo i primi errori di dito-diti, ginocchio-ginocchi ed orecchio-orecchi non li ripete. Per lui la regola viene assorbita non perché qualcuno gliel’ha spiegata ma perché se la è creata da solo.

Il bambino impara ascoltando, osservando, sperimentando e sbagliando e lo fa molto prima di quanto si pensi.

 

 

 

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